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Ultimo Aggiornamento:
Venerdì, 29 Gennaio, 2010 14:57
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Luchino Visconti: adolescenza a Grazzano...
Luchino
Visconti è stato un simbolo. Intorno al suo lavoro è cresciuto un alone
di leggenda. È stato un maestro e un pioniere, una figura carismatica.
Ha rinnovato in profondità il cinema italiano non meno di quanto abbia
fatto in teatro. Con Ossessione, film mitico e maledetto, apre
la porta al neorealismo. Ad esso seguono altri capolavori sempre presenti
nella memoria collettiva: La terra trema, Senso, Rocco e i suoi fratelli,
Il gattopardo, Morte a Venezia, Ludwig, per non ricordare che le
tappe salienti di uno dei più grandi registi italiani a dimensione mondiale.
Luchino
Visconti, conte di Modrone, è nato il due novembre 1906, in casa della
nonna materna Anna Erba, in via Marsala a Milano.
"Provenivo da una famiglia ricca, ma mio padre,
pur essendo un aristocratico, non era né stupido né incolto. Noi eravamo
sette fratelli, ma la famiglia è venuta su molto bene. Mio padre ci
ha educati severamente, duramente, ma ci ha aiutati ad apprezzare
le cose che contavano, la musica, il teatro, l'arte. Nella nostra
casa di via Cerva, avevamo un piccolo teatro, e poi c'era la Scala,
che mi riempiva di meraviglia; che mi esaltava. Mio padre mi aveva
insegnato che non potevo vantare per nascita né diritti né privilegi.
Era intelligente, ma mia madre aveva una personalità ancora più forte.
La mamma era una borghese, una Erba, figlia di industriali di origine
popolare che si erano innalzati con le proprie forze. Di conseguenza
aveva una certa fiducia in se stessa. Erano venuti dal nulla, avevano
cominciato a vendere i medicinali al minuto, lungo le strade. Pare
che la mia bisnonna materna adoperasse, per fare il risotto, la stessa
pentola di rame che era servita in laboratorio per la preparazione
dell'olio di ricino... Ma ormai si era al grande stabilimento... Sono
cresciuto in mezzo all'odore di farmacia: noi ragazzi entravamo in
quei corridoi che puzzavano di acido fenico, ed era così eccitante,
così avventuroso... Il senso di concretezza che ho sempre avuto credo
d'averlo preso da quel ramo lì: il ramo di mia madre. Mia madre conduceva
una vita estremamente mondana. Quei grandi balli, quei pranzi, quei
ricevimenti che si sono perduti nel tempo... amava i figli, amava
anche lei la musica, il teatro".
Era
nipote di Giulio Ricordi, erede e responsabile della grande casa di
edizioni musicali. Ottima pianista, conosceva bene Verdi ed era amica
di Puccini, di Toscanini. Coi suoi grandi occhi grigio verdi, era una
donna di grande bellezza, dalla voce un po' roca: quel tipo di voce
che Luchino ricercherà più tardi in attrici come Alida Valli, Silvana
Mangano, Claudia Cardinale.
Coi
fratelli maggiori, Guido, nato nel 1901, Anna nata nel 1902, Luigi nato
nel 1905, Luchino si lanciava nella scoperta della campagna attorno
a Grazzano, qualche volta, sono sue le testimonianze, dormiva sull'erba,
nel letargo pomeridiano, in un fremito di grilli e cicale.
Ricorda
Uberta Visconti Mannino, la sorella più giovane di Luchino:
"Grazzano era un castello di cui non restavano che
rovine. Nostro padre l'aveva ricostruito assieme al villaggio. Quando
diceva: "Qui c'era un campo di patate", ci faceva molto
ridere. Ha costruito un intero villaggio medioevale, con tanto di
scuola, di falegnameria, di bottega del fabbro... C'era anche una
scuola di ricamo con delle monache. Oggi papà passerebbe per reazionario.
Non voleva che noi ragazze facessimo le castellane e le contadine
fossero malvestite, e così avevamo tutte lo stesso costume: un abito
lungo ricamato di velluto, maniche bianche, e sul capo un piccolo
diadema."
Otto
anni dopo la nascita di Edoardo, donna Carla mise al mondo due figlie,
Ida nel 1916 e Uberta nel 1918, che diventò la sorella prediletta di
Luchino, maggiore di lei di una dozzina d'anni.
"Luchino era il nostro eroe" racconta Uberta.
"Eravamo sempre in sua attesa, per dei giochi molto divertenti,
un po' bizzarri, nei giardini di Grazzano. Mia sorella e io eravamo
le "piccole" . Mia sorella adorava le bambole, e allora
Luchino ci faceva "i teatrini ".
Passavamo l'intera giornata ad aspettare la rappresentazione, ma
lui non finiva mai di sistemare le luci, di tagliare le stoffe...
e quando lo spettacolo era finalmente pronto, era già ora di andare
a letto! Adorava leggerci, delle cose commoventi. Leggeva così bene
che scoppiavamo a piangere a dirotto. Adorava riuscire a commuoverci."
"Ci portava sotto gli alberi, sui tetti, ci faceva fare
cose terribili, seguite da scene spaventose. Ma lui riusciva sempre
a scappare, guidava sempre la fila e dietro stavano i nostri amici
e infine noi. Adorava i cavalli. E ci faceva salire in groppa in
costume da bagno, così ci venivano le piaghe: ci trattava come soldati,
ci faceva correre, marciare.
Fu
per amore che Luchino fuggì per la prima volta da casa, in compagnia
della bella Titti Masier.
Avevo sedici anni quando tagliai la corda per la prima volta.
Scappai a Roma
Ma
la prima persona che i due adolescenti incontrarono in un ristorante
fu don Giuseppe: "Mio padre venne giù a scovarmi e poi mi disse:
Già che ci sei, rimani. Ma almeno istruisciti, almeno va' a dare
un'occhiata ai monumenti... E subito mi pilotò in San Pietro in
Vincoli ad ammirare il "Mosè "
Per una conoscenza
più approfondita di Grazzano Visconti si consiglia la consultazione del volume:
"GRAZZANO VISCONTI città d'arte", guida turistica a cura di
Renato Passerini
(in vendita nei negozi a Grazzano oppure per telefono 0523/870151)
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