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Le Chiese

La chiesa parrocchiale, la chiesetta gotica, l'oratorio del castello

Chiesa Parrocchiale
Santi Cosma e Damiano

 

Scarse sono le notizie ed i documenti originali posseduti dall'archivio parrocchiale. Il tempio ha comunque orígini assai lontane, collocabílí nel tredicesimo secolo, in quanto dipendente dei Canonici di Pomaro.

Nel 1600 fu annesso alla Abbazia di San Sepolcro di Piacenza dell'ordine degli Olivetani; di questa epoca si ha notizia di un convento parte del quale costituirebbe alcune delle case oggi dette della Contrada.
Partiti gli "Olivetani" la chiesa divenne di libera collazione sotto la giurisdizione vescovile.

Il 20 settembre 1886 fu consacrata ai Santi Cosma e Damiano.

La costruzione primitiva, di impianto romanico , presentava una sola navata con la facciata rivolta verso la stradina che porta al camposanto. Parte della struttura è ancora oggi visibile raggiungendo l'originale vano del coro attraverso un passaggío posto dietro la sacrestia.

Attorno al 1650 l'edificio subisce notevoli cambiamenti di carattere planimetrico e strutturale; viene effettuato un cambiamento assiale tale che la facciata si rivolgesse al borgo; vengono aggiunte le cappelle laterali. Il fronte di oggi risale ai primi decenni del novecento.

La facciata a capanna è geometricamente scandita da lesene, il piano superiore è compreso tra la cornice marcapiano ed il timpano che conclude in altezza 1'edificio. Sia il portale che la finestra del piano superiore sono sormontati da timpani arrotondati dei quali, quello sopra l'accesso, è spezzato al centro da una immagine sacra.

Il bel campanile era in origine all'altezza della facciata, nel 1829 fu elevato di alcuní metrí innalzando la cella campanaría come una attenta osservazíone lascia vedere. Le tre campane sono state rifuse nel 1946 dopo la requisizione avvenuta negli anni della guerra.

L'arredo. All'interno l'Altare Maggiore (anno 1896), in marmo pregiato con i paliotti datati aprile 1703, presenta le images dei Santi Cosma e Damiano; le effigi sono raffigurate anche in dipinto. Altre tele a parete sono del 1700, così gli stucchi, mentre il Crocefisso ligneo, i confessionali e diversi altri arredi risalgono all' Ottocento.

Alla sinistra del vano di accesso si incontrano gli altari della B.V. del Carmelo, di San Giuseppe e dell'Addolorata poi - in opposto - il Battistero, 1'altare di Sant'Isidoro e la grotta con la statua della Madonna di Lourdes, costruita nel 1913 come voto di ringraziamento sullo spazio ove sorgeva l'altare dedicato a Santa Francesca Romana.

Alla sinístra dell'Altare Maggiore, ín un angusto vano, sono visíbili due particolari di un affresco, attribuito alla scuola di Giotto, che rappresenta un Cristo benedicente. Furono portati alla luce ne 1960 in occasione di lavori di restauro.

D'interesse, nella sacrestia, anche una tela del 1600 che raffigura Santa Francesca Romana.

Reliquie e indulgenze. Santa Croce, Beata Vergine, San Giuseppe, Santa Anna, Santi Cosma e Damiano, San Isidoro, San Raimondo, Santa Francesca Romana, San Luigi. Indulgenza plenaria ad perpetuo per la Festa della Madonna del Carmine; del Perdono d'Assisi ad quinquiennium.

In occasione della visita pastorale di mons. Claudio Rangoni, il Prefetto visitatore Giovanni Battista Sabello arciprete di Castelsangiovanni, giunse da Villò a Grazzano il 10 giugno 1599 "Per visitare la Chiesa intitolata a San Cosma situata in luogo piano, ameno, ricco di frutta ".

Questo (in traduzione) il verbale della visita.

 

La Chiesa è abbazia di San Sepolcro di Piacenza (lo conferma anche un ordinativo che risale al 31 agosto del 1579 del Visitatore generale apostolico Gio-Battista Castello che testimonia Ecclesia est annexa ut dixerunt Abbatiae S.Sepulcri congregationis olivetanae; funge da Cappellano il Rev. Cristoforo Capello di trenta anni, e tale ministero gli è stato affidato dal Vescovo dall'anno 1597. Dai monaci della suddetta Abbazia riceve trenta staia di frumento come salario e di incerti circa quaranta libbre.
Circa il reddito proprio della suddetta chìesa non poté avere alcuna informazione. Ha sotto di sè trecentoventi anime; alla Comunione Pasquale in totale il numero sale a 450, e non c'è nessuno che in occasione della Santa Pasqua non abbia ricevuto l'Eucarestia.
La suddetta chiesa è abbastanza ampia e capace ed è formata da una sola navata, la tribuna è lavorata e decentemente dipinta, le paretì sono ben intonacate ma stinte e tutti i sepolcri posti nel pavimento sono da sistemare".

 

Adiacente la chiesa c'è la sagrestia. I paramenti sono riposti in una specie di armadio non decoroso, dì essi si fa menzione nell'inventario mostrato insieme a quello dei beni immobili. Vicino alla chiesa c'è la casa parrocchiale che non è ancora ben agibíle e funzíonale. In essa risíede íl suddetto cappellano con un nipote soltanto. Vi è pure il cimitero che non è ben recintato.

Il Visitatore consacrò il Santissimo Sacramento che viene conservato a lungo in un tabernacolo di legno dipinto e dorato, così piccolo però da non contenere l'ostensorio; all'interno è decentemente adorno ed ha il suo corporale.

Pregevole è l'organo a canne con la cantoria dai lignei fregi sovrastante l'ingresso. Costruito da abile officina d'arte nei primi del settecento per la chiesa delle monache di San Bartolomeo sullo Stradone Farnese di Piacenza fu donato nel 1814 da Mons. Biggi, Vicario Generale della Diocesi del Carmine di Piacenza, alla parrocchia di Grazzano.

Nell'Inventario redatto dal M.R. Rettore Ferdinando Ferrari, il I Settembre 1850 vengono riportate alcune testimonianze del M. Rev. Paolo Sampellegrini Arciprete e Vicario Foraneo di Settima e di Giovanni Carboni segretario di detto Vicariato

"Un organo di nove registri con due mantíci e la facciata dell'organo di legno dolce colorata fondo celeste cornici dorate; nel 1849 furono pagate all'organiste lire 12"
Nell'inventario dell'anno successivo si ricorda che in occasione della solennità della Beata Vergíne del Carmine, 20 luglio, fu aggiunto all'organo il registro dei campanelli e fu effettuata la pulizia generale dello strumento

Nel 1960 furono eseguite opere di restauro conservativo e ingenti migliorie per una spesa complessíva di lire 3.083.445 della quale oltre la metà per il ripasso completo dei 414 mq. del tetto della chiesa. Furono inoltre sostituiti i vecchi pavimenti della navata, della cappella della Madonna di Lourdes e del Presbiterio e "rimessi a nuovo la porte di accesso alla "Chiesa e i confessionali".

 

 

 

La Chiesetta Gotica

 

Al centro della borgata vi è un Oratorio pubblico dedicato alla Madonna di tutte le grazie, tenuto sino agli anni settanta dalle Suore Canossìane che gestìvano l'attìguo asilo.

Il piccolo tempìo fa parte del nucleo dì edìfici costruìti tra ìl 1905 e ìl 1910. Presenta la facciata a capanna riccamente decorata con archetti pensili in cotto. Graziosi giochì nella disposizione dei mattoni segnano la linea sottostante il cornicione mentre un piccolo rosone in marmo si apre sull'asse principale della facciata.

Il portale in legno è finemente intagliato in una marmorea cornice volumetrica scandita da ripiani in rientro. Tutte le decorazioni che spaziano dal profano (colonne tortili, capitelli corinzi, volute vegetali) al sacro (figure di Santi sul lunotto con i quattro Evangelisti sopra il portale, l'adorazione del conte stesso alla Vergine con il Bambino), sono opera del conte Giuseppe Visconti di Modrone.
L'interno, quasi da miniatura, si presenta riccamente decorato. I colori dominanti sono l'azzurro, l'oro, il rosso e il bianco.

Alle paretì vì sono pregevolì testimoninanze dell'arte lignea: un Gesù crocefìsso, le statue della Madonna e dei santi Giovanni e Lorenzo, le tavole della Via Crucis. L'altare, con i paliotti intagliati nel legna, è separato dalla navata, soffittata a cassettoni, da una artìstìca cancellata ìn ferro battuto.

Due angeli dipinti, che offrono in dono votivo l'uno il borgo l'altro l'edíficio della scuola del mobile ìn stile, decorano un arco trìonfale; sullo sfondo un paesaggio tipicamente padano. Sulla volta dell' abside la scritta latina oro et excrucior (prego e soffro) insieme alle figure metaforiche dell'acqua e del fuoco.
All'esterno un grazioso campanile gotico con le due campanelle completa l'armonica figura del piccolo tempio.

 

Oratorio del Castello

 

Nelle adiacenze del Castello sorge un Oratorio dedicato a Sant'Anna.
Dichiarato privato dal 1905, non vi si conserva il Sacramento. In precedenza era pubblico, giusto il "Breve" di erezione del 17 agosto 1684 del Papa Innocenzo XI, poi consacrato il 26 luglio 1685. Secondo le regole allora vigenti le funzioni potevano esservi celebrate con rituali ben definiti e comunque le messe delle festività maggiori dovevano celebrarsi nella sola chiesa parrocchiale. Su questa norma sorse una accesa disputa tra i conti Anguissola, proprietari di Grazzano, i vescovi di Píacenza e la Santa Sede.

Il contrasto si protrasse per due secoli conprese di posizíone dei Ponteficí Innocente XI, Clemente XI, Pío VI. Clemente XIV poneva fine alla díatríba con questo curioso "Breve" datato 23 novembre 1771 sulle modalítà di celebrazíone della messa:

 

1. Che gnun altra persona fuorché la Marchesa Anna Maria abbia avuto la facoltà tutt'ora durante di far celebrare nell'Oratorio della suddetta casa.

2. Che la Signora Marchesa possa farvi celebrare una sola Messa al giorno e, se il Celebrante sarà regolare, abbia la Licenza dai suoi superiori.

3. Che la Sígnora Marchesa possa far celebrare essendovi presente e non altrímenti.

4. Che questa Messa possa ascoltarsi anche dai suoi gli e parenti della Signora Marchesa abitanti però nella casa medesima, ed essendovi Essa presente, ma che non si possa dai presenti far celebrare.

5. Che questa Messa possa valere anche per i servi necessari alla Signora Marchesa, nel tempo della Messa. Si accordano due servi oltre quello che serve la Messa.

6. Che in questi Oratori non si possa far cosa in pregiudízío dei dirítti parrocchiali

7. Che in questi Oratori non si possa celebrare nei giorni dí Pasqua, di Pentecoste, di Natale, e nelle altre feste più solenni dell'anno.

8. Che negli Oratori privati di campagna questa Messa possa ascoltarsi anche dagli ospiti della Signora Marchesa, purché però siano Nobili

9. Le feste più solenni nelle quali non si potrà celebrare sono l'Epifania l'Annunciazione, L'Ascensione, il giorno di San Pietro e Paolo, il giorno del Tiolare e quello di Tutti i Santi.


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"GRAZZANO VISCONTI città d'arte", guida turistica a cura di Renato Passerini
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