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Primo '900


 

Alla morte di Filippo Anguissola avvenuta il 27-7-1870 senza eredi si estingue il ramo della Casata Anguissola di Vigolzone. I beni passarono alla madre Francesca (Fanny) Visconti , vedova di Gaetano Ranuzio Anguissola (1805-1834) che a sua volta (21-6-1883) lasciò i possedimenti di Grazzano al nipote Guido Visconti di Modrone, di Lonato Pozzolo il Palazzo Anguissola di Piacenza in parrocchia di San Savino, alla Pia casa di ricovero e provvidenza Maruffi e diversi legati ad altri istituti.

autoritratto del duca giuseppe

 

E' il figlio di Guido, Giuseppe Visconti di Modrone (1879-1941) a pensare di esaltare i legami tra blasone di famiglia e i possedimenti piacentini concependo un progetto volto a sostituire le poche modeste costruzioni esistenti attorno al castello e alla chiesa parrocchiale di Grazzano con un complesso edilizio in stile quattrocentesco.

 

Conosciuto come "uomo coltissimo di gusti raffinati e di idee ben chiare", il conte Giuseppe coinvolge nel progetto l'architetto Alfredo Campanini, (nato a Gattatico di Reggio Emilia nel 1873, ma milanese di adozione). L'intesa risulta perfetta e in soli due anni (1905-1906) l'impianto urbanistico di Grazzano Visconti diventa realtà. Il conte fu progettista, direttore dei lavori, pittore e affrescatore.

 

Suoi stretti collaboratori il capo-mastro Giuseppe Girometta e l'esperto muratore Ernesto Ferrari la cui famiglia risiedeva a Grazzano da oltre tre secoli. L'architetto Campanini in perfetta coerenza con le idee del Visconti effettuò notevoli opere di ripristino e trasformazione al castello introducendo con sapienza e gusto elementi altamente decorativi.

 

Il maniero sorto alla fine del XV secolo per ragioni difensive ed esigenze di controllo del territorio, era stato trasformato nell'ottocento in residenza di campagna della famiglia Anguissola. Nelle più vecchie planimetrie appare evidente come l'edificio fosse un po' diverso da come si presenta oggi: vi sono infatti tre torri rotonde ed una sola quadrata.

 

Nelle piante successive al 1910 si possono notare i cambiamenti apportati in particolare una delle tre torri rotonde assume base quadrata. Una documentazione fotografica datata 1879 mostra un edificio sviluppato su due piani anziché i tre attuali, i torrioni sono di differente altezza, uno solo merlato e privo di copertura. Porte e finestre, privi di fregi e ornamenti si presentano nella tradizionale forma rettangolare.

 

All'interno del corpo di fabbrica si trovava una corte a base quadrata circondata da porticati. Nell'insieme la costruzione presentava un aspetto piuttosto rustico; sul fronte ovest rimanevano ben visibili la tracce di un antico ponte levatoio. I lavori di ristrutturazione interessarono gli anni 1906 e 1908. Furono compiute opere di consolidamento statico di ridefinizione dei volumi secondo i canoni di una fantasiosa scenografia neo-medievale con spunti rievocativi suggeriti dall'iconografia castellana: fatti d'arme, motti, stemmi nobiliari.

 

Tutte le facciate del castello furono impreziosite con richiami gotici, merlature completano diversi corpi di fabbrica. Il fronte principale viene ridefinito da un imponente ingresso ad arco acuto sormontato da uno stemma in pietra e disegni raffiguranti le insegne viscontee. Ai lati del portale sono conservate le incassature delle catene del ponte levatoio.

 

Abilità e fantasia si evidenziano anche nella disposizione delle aree che costituiscono il lussureggiante parco. La zona antistante l'ingresso è sviluppata secondo gli schemi del giardino all'italiana: un ampio viale inghiaiato in asse al portone principale del castello suddivide lo spazio verde in due zone quasi simmetriche a prato con viali lastricati di ciottoli e ornati da statue allegoriche.

 

Nelle altre parti del parco si alternano prati naturali, fontane barocche, vasi, statue, tempietti, siepi, stretti sentieri, festoni di edera, il labirinto aperto dalle sfingi; sul fondo un belvedere affacciato sulla campagna.

 

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